Quali rischi corro se compro online?

by Quintino Bruno on

Internet è stata un’ innovazione senza precedenti per il genere umano. Questo nuovo sistema di comunicazione ha portato il termine “globalizzazione” ad un livello superiore con incredibili vantaggi economici ed un’ infinità di possibilità per chi ha il coraggio di investirci.

Oltre alle numerose operazioni che permetto di risparmiare tempo agli sportelli di banche e poste, è anche possibile comprare e vendere merci di qualunque genere online,siano esse sul territorio nazionale ma sopratutto internazionale. Questa possibilità ha creato un mercato globale in cui le imprese possono offrire i loro prodotti e servizi in tutto il mondo con pochi semplici click.

I vantaggi sono quindi innegabili, sopratutto per la possibilità di far conoscere la propria impresa anche fuori dai confini del proprio territorio d’origine, ottenendo clienti e contratti spesso molto prestigiosi con grandi nomi dell’industria internazionale.

Ma ovviamente insieme ai vantaggi bisogna tenere conto anche dei rischi e dei costi. Operare a livello globale comporta un certo numero di costi sia logistici che burocratici che un imprenditore attento deve saper valutare, anche se il più delle volte il gioco vale decisamente la candela.

Il rischio più grosso che si possa incontrare negli scambi online è quello di truffa, i geni del male hanno infatti imparato a sfruttare le falle del sistema a proprio vantaggio, ma i rischi sono comunque ridotti al minimo grazie ai ferrei controlli che ogni giorno si effettuano, anche se è sempre richiesto da parte di chi investe, un minimo di attenzione.

Ormai però è diventata la prassi per ogni azienda che si rispetti, disporre almeno di un sito internet di presentazione che dia una panoramica generale sui prodotti e servizi offerti. Le persone al giorno d’oggi trovano molto più facile navigare in rete piuttosto che alzare la cornetta e parlare con un operatore, quindi è giusto sfruttare questa tendenza a proprio vantaggio, mostrando una “vetrina” di ciò che si vuole offrire al pubblico.

Chi è il libero professionista?

by Quintino Bruno on

Una delle figure professionali che incontriamo sul panorama economico, sia europeo che internazionale è quella del libero professionista. Su questa figura lavorativa ci sono però ancora perplessità e dubbi, sopratutto da parte dei non addetti ai lavori, che a volte non ne comprendono le reali qualità e competenze. Nell’articolo seguente cercheremo di spiegare in breve di cosa si tratta, di quali sono i vantaggi e gli svantaggi di scegliere questa carriera.

La prima cosa che distingue un libero professionista dalle figure lavorative più classiche è il fatto di non avere un datore di lavoro fisso. Essere un libero professionista significa infatti poter fornire le proprie prestazioni e competenze ad uno o più clienti che ne facciano richiesta senza però instaurare con loro un rapporto di lavoro subordinato.

I liberi professionisti dovranno quindi iscriversi agli albi (in caso sia richiesta la laurea) o ai collegi (se è richiesto solo il diploma) per poter esercitare la loro attività specifica, siano essi architetti, medici, avvocati, ingegneri, notai, commercialisti e via discorrendo.

Il lavoro di libero professionista prevede anche l’apertura della partita IVA e la presentazione della richiesta di attribuzione della stessa all’Agenzia delle Entrate della zona di residenza del richiedente. Occorre inoltre l’iscrizione all’INPS.

Uno degli svantaggi principali di questa professione però sono proprio le tasse salate derivanti dalla partita iva. Chi vuole fare tutto in regola si troverà infatti a dover versare parecchio al fisco ma solitamente i liberi professionisti hanno entrate non indifferenti che possono sopperire alle imposte di legge.

I liberi professionisti, nonché i lavoratori autonomi, hanno delle agevolazioni per la loro pensione e specifici enti previdenziali, controllati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ai quali fare riferimento. Un beneficio fiscale per le pensioni dei liberi professionisti è la rimozione sul reddito totale, con l’unica restrizione di 5.164,27 euro, del limite massimo pari al 12%.